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The Woman in Black

Recensione

Film del 2012 diretto da James Watkins e tratto dal romanzo “La donna in nero” della scrittrice inglese Susan Hill. E’ un remake del film del 1989 “The woman in black”.

Il film è stato definito dalla critica come il miglior film horror britannico degli ultimi vent’anni e gli incassi hanno raggiunto quasi i 127 milioni di dollari in tutto il mondo. Nel cast spicca Daniel Radcliffe, l’attore che interpreta Harry Potter nell’ononima saga. Il film mi è piaciuto molto, tanto da essere definito (almeno da me) il miglior film horror di genere tra quelli che ho recensito. Paura, suspense, spiriti, e un paese con gli abitanti rimasti indietro nel tempo, (infatti solo uno di loro possiede un auto), sono le caratteristiche che rendono il film un capolavoro dell’horror di genere “gotico”. Daniel Radcliffe recita bene, e come negli ultimi film di Harry Potter, l’attore sorride solo in poche occasioni. Le ambientazioni sono tetre e spaventose: una villa enorme abbandonata in mezzo ad una palude, un paesino sperduto in mezzo al nulla ed una stazione ferroviaria avvolta dalla nebbia.

La leggenda della Donna in nero è raccontata bene e la storia regge. Alla fine non si rimane delusi e la sua storia drammatica riesce ad appassionare. Gli effetti speciali sono buoni ed il punto di forza del film è l’oscurità. Infatti in tutta la pellicola non si vede mai il sole, perché il protagonista si trova in un paese avvolto dalla nebbia e successivamente in una casa spaventosa dove il buio prende il sopravvento e ti terrorizza. Insomma, mi sono proprio divertito.
 

Trama

Arthur è un malinconico avvocato di Londra, rimasto solo con il figlio dopo la morte di parto della giovane e bella moglie, incaricato di recarsi in un paesino sperduto nella brughiera inglese per occuparsi della vendita di Eel Marsh House. Arthur si scontra subito con l’ostilità degli abitanti, che lo avvertono di non avvicinarsi alla casa nella palude, dove si crede che dimori la Donna in Nero, uno spirito che, secondo gli abitanti, ha ucciso la maggior parte dei bambini del villaggio. Lui ovviamente si avventura nella casa abbandonata ed ha un brevissimo incontro con la donna.

Da questo punto inizia un susseguirsi di indagini che porterà alla triste verità. Infatti Arthur trova delle lettere scritte da una certa Jennet Drablow nelle quali si capisce che essendo rinchiusa in manicomio e non potendo prendersi cura del figlio, lo aveva affidato alla sorella ed al marito, che lo avevano cresciuto impedendogli di vedere la madre. Si scopre che un giorno, il calesse su cui viaggiano il bambino ed i due genitori cade nella palude e la signora Drablow pensa a salvarsi piuttosto di recuperare il figlio della sorella , che muore annegato e il cui cadavere non vedrà più la luce. La sorella si suicida e torna dal mondo dei morti adirata e desiderosa di vendetta, cominciando a prendersi tutti i bambini del villaggio: infatti, la sua apparizione precede sempre il suicidio di uno di loro. Arthur, con l’aiuto dell’unico residente non ostile nei suoi confronti, recupererà il cadavere del bambino e lo adagerà nella tomba della madre Jennet, in modo da placare la sua ira. Così sembra tutto finito, ma in realtà no…
Il figlio di Arthur arriva al paese in treno insieme alla tata, e mentre lei fa i biglietti per tornare a Londra, il figlio vede la donna in nero e si incammina verso i binari. Il padre se ne accorge in ritardo, e tentando di salvare il figlio, finisce insieme al bambino sotto il treno, e così lui, il figlio e la moglie morta possono finalmente ricongiungersi.

 

 

Maria Cristina Detoni per Francesco Berliavaz, Trieste (Italy)

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