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Annabelle

Film del 2014 diretto da John Leonetti. Parla di una bambola, ma più che alla serie de “La Bambola Assassina” ricorda “Drag me to Hell”. Infatti il giocattolo è infestato da un demone e non sembra avere controllo di sé (infatti è sempre un demone che la muove). Al contrario, nella serie che ha fatto entrare Chucky tra i più inquietanti cattivi dei film horror, questo è un giocattolo con un’anima, che prova sentimenti (anche se brutali). Il film è uno spin-off de “L’Evocazione” già recensito in precedenza e parla della bambola che vediamo nei primi minuti di “The conjuring”. Premetto che Annabelle è veramente esistita, le storie che vengono narrate in questo film e ne “L’Evocazione” sono realmente avvenute in passato. Qui i protagonisti non sono i coniugi Warren, investigatori del paranormale e demonologi, ma una tranquilla coppia che aspetta un bambino. La donna, Mia, colleziona bambole di discutibile gusto ed il marito, John, è un impiegato. Quest’ultimo regala alla moglie la tanto desiderata bambola (non ancora indemoniata). Quella stessa sera un gruppo di satanisti entra nella casa dei vicini e compie una strage, poi prova ad uccidere anche i due protagonisti. Il tentativo di ucciderli però è vano, grazie all’intervento della polizia. Annabelle, leader del gruppo di assassini,  muore con la bambola in mano e il suo sangue gocciola inesorabilmente sugli occhi del giocattolo, dando il via ad una terribile maledizione. Il tutto poi si complica con il trasloco e la nascita di Lia, la figlia della coppia. 
Altro film visto con il mio caro amico (innominabile) al cinema, dopo “La Madre”, “L’evocazione” ed “Oculus” (di cui potrebbe arrivare una recensione). Il film parte bene e ci ripropone le scene iniziali del film “L’Evocazione” con le due co inquiline che chiedono aiuto ai Warren a causa della presunta vita della bambola, regalatole loro dalla mamma di una delle due. Poi ci si sposta sulla coppia di protagonisti. Nonostante l'argomento "demoniaco" sia stato trattato in innumerevoli film, il regista riesce a creare suspense e tensione, senza quasi mai mollare; "Rosemary Baby" di Polansky si coglie già dal nome della protagonista Mia e il gruppo di assassini satanisti ci ricorda senza ombra di dubbio la Famiglia di Manson. Il finale forse è l’unica pecca, e proprio prima dei titoli di coda, si osserva la bambola seduta su uno scaffale in un negozio, una persona che entra e che sembra interessata alla bambola. Si scoprirà essere la madre di una delle due ragazze apparse all’inizio del film.
 
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Maria Cristina Detoni per Francesco Berliavaz, Trieste (Italy)

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