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Il Villaggio

Jerry andò sul retro della locanda, con la torcia a petrolio stretta tra le dita. Il capanno della legna era crollato e sul muro sopra di esso vi era un disegno, una scritta: AY. Jerry lo illuminò con la torcia ed aguzzò la vista. Poi si girò, sorpreso da un rumore. Improvvisamente un uomo gli saltò addosso. Un urlo percorse le strette vie della valle e si diramò nelle strade della città.

I clienti della locanda uscirono uno ad uno, per controllare. Il cadavere del vecchio era adagiato contro il muro. Un pugnale seghettato gli aveva trapassato la fronte oltre per oltre. Molti urlarono, altri si trattennero dal vomitare.

Ora, la scritta AY era stata ripassata col sangue.

Lo sceriffo Kerr mandò una pattuglia nel bosco, alla locanda, per dare il via al caso. Quando le volanti giunsero sul luogo del delitto, due camerieri della locanda li stavano aspettando davanti alla porta. Nevicava, vi era in corso una bufera di neve. Lo sceriffo ed il suo vice uscirono dall’auto e si avviarono verso i due camerieri.

“Cos’è successo?” domandò il vice.

“Non lo sappiamo, è andato fuori a cercare legna, e lo abbiamo trovato morto!” rispose il primo.

Intanto, un altro agente stava trascrivendo le note su un blocchetto.

“Altro?”

“Solo quel segno sul muro e delle impronte insanguinate”

Kerr si voltò verso il muro e si avvicinò alla parete, poi aguzzò la vista contro il segno.

“Cosa vuol dire?” si domandò.  Lo stesso agente che trascriveva le note fece delle foto al simbolo, alle impronte insanguinate ed al cadavere, ed infine al coltello.

Poi Kerr con il vice cominciò a seguire le impronte, che però terminavano davanti ad una roccia, e più in là erano state cancellate dalla neve. “Torniamo alla base!” disse Kerr.

“E noi cosa facciamo?” domandò il secondo cameriere.

“Restate dentro!” rispose il vice. Poi l’auto si allontanò slittando sulla neve e sparì, avvolta dalla nevicata. I due camerieri si guardarono stupiti, e poi tornarono dentro.

“Vuoi del Martini?” domandò il cameriere all’amico.

“No, grazie, devo andare in bagno!”

Il cameriere tirò l’acqua e si avviò verso la porta. Cercò di aprirla, ma era chiusa a chiave. Poi dal lavandino l’acqua cominciò a scorrere da sola e spruzzò all’impazzata. Essa scendeva iraconda. La sua furia colpì il tappo che cadde e coprì il foro. L’acqua sgorgò dal lavandino e cadde a terra. “Apriti!” gridò il cameriere. Poi la radio si accese e cadde giù dal balcone. Però la spina era ancora attaccata e la radio rimase penzolante a mezz’aria. Il cameriere urlò. “Ehi, James!”

Il cavo si spezzò e la radio cadde nell’acqua. Una scossa raggiunse i piedi del cameriere che tremò. Delle scintille sprizzarono dall’acqua. “James” disse con la voce tremolante. Poi cadde e sbatté la testa contro i rubinetti del lavandino, uccidendolo.

Il secondo cameriere corse e fece per aprire la porta, ma vide l’acqua scintillante che passava sotto la porta. James corse verso la sala e si precipitò sul telefono. Occupato! “No, no!” gridò.

Si guardò attorno e si mise la mano nei capelli. Andò alla porta e la aprì. Tirò la maniglia e cadde a terra. La maniglia si era staccata. Ed ora nella porta c’era solo un grosso foro. “Porco diavolo!” gridò. Si guardò sopra la testa. Una trave si spezzò e cadde verticalmente infilzandolo e fissandolo al pavimento. Sputò sangue. Poi la porta si spalancò ed una magra figura entrò. Aveva un passamontagna ed era completamente vestita di nero. Era una donna ed aveva i capelli raccolti in una coda. Gli occhi, invece erano coperti da un paio di occhiali da sole. Lei si avvicinò al corpo morente e si chinò verso di lui. “Ti son piaciute le nostre trappole?” domandò. James non riuscì a parlare, stava perdendo terribilmente sangue dalla bocca. Lei gli bloccò la testa e con un pugnale gli trapassò la gola. Il sangue schizzò sulla faccia dell’assassino! Lei prese il coltello e lo tirò. Altro sangue uscì. L’assassina prese due bottiglie di alcool e le spaccò sul corpo della vittima. Poi con un accendino lo bruciò, e si allontanò, ma nella fuga un braccialetto con lo stemma della setta e con il numero 56 scivolò e cadde  a terra.

La signora Kreston si avvicinò alla locanda, sarebbe quasi arrivata. Aveva prenotato un tavolo e da come si comportava non doveva sapere niente dell’accaduto. Quando vide quella luce abbagliante pensò che avrebbero messo un’insegna più luminosa. Ma quando si rese conto che la luce era troppo potente accelerò. Uscì dal sentiero e si ritrovò davanti alla locanda. Il fuoco crepitava e divorava il legno. Il portico cedette e cadde a terra. Il fuoco si alzò ancora più alto e la signora Kreston fu avvolta dalle fiamme.

4 cadaveri in due ore, lo sceriffo era rimasto a bocca aperta dopo il ritrovamento della signora bruciata viva.

In quel villaggio stava succedendo qualcosa di strano, di molto strano. Un serial killer si aggirava per le vie della città o forse più persone che uccidevano a caso, quando  capitava.  Forse una setta, un gruppo religioso che abitava nella foresta ancora prima  che nascesse la città. Intanto osservava il braccialetto trovato dopo il ritrovamento della signora Kreston.

Due uomini mascherati saltarono giù dal tetto della macelleria, ognuno aveva un cadavere appresso. Il primo stringeva nella mano un uncino, conficcato nell’occhio della vittima. Camminavano velocemente, quasi correvano. Il primo entrò in un vicolo, seguito dal secondo. Arrivati alla fine del vicolo il secondo si appoggiò contro il muro, spingendo in dentro alcune pietre sporgenti. Il muro a lato si aprì, in modo che i due potessero entrare. Quando passarono la soglia il muro si richiuse dietro di loro. Scesero dei gradini, facendo scivolare le vittime dietro di loro. Alla fine delle scale percorsero tutto il corridoio, poi spinsero una porta. Entrarono in una grande sala, dove al centro vi era un blocco di marmo con sopra incisa una stella a cinque punte, racchiusa in un cerchio. A lato c’era un grande crocifisso infuocato. I due appoggiarono i cadaveri a terra. Issarono due crocifissi in fondo alla sala e poi tornarono dai corpi. Una volta raccolti li inchiodarono ognuno ad un crocifisso, poi diedero fuoco alla croce. Infine si allontanarono, uscendo dalla sala.

Lo sceriffo percorreva il corridoio della centrale con una tazza di caffè in mano. Guardò il muro, ove appeso c’era un grosso manifesto, con tutte le foto appiccicate delle vittime e dei scomparsi. “Porco diavolo” disse. “Chi sarà?” Il vice sceriffo si avvicinò e gli diede una pacca per la schiena. “Come va?” gli domandò. “Potrebbe andare meglio” rispose. “Sappiamo qualcosa?” domandò lo sceriffo. “Sappiamo una sola cosa delle vittime!” rispose l’amico. “Cosa?” “Che sono morte! Ahahah” Kerr sbuffò e prese il vice per il colletto, poi lo sbatté contro il muro. “Non è il momento di scherzare, e se lo fai ancora, quanto è vero Iddio ti arresto e ti sbatto dentro per oltraggio ai morti!” “Ma non esiste questa legge!” ribatté il vice. “Sono lo sceriffo, potrei sbatterti dentro anche senza una precisa ragione, hai capito?!?” Il vice annuì col capo, successivamente Kerr lo lasciò andare e poi ritornò a guardare il manifesto, cercando anche qualcosa che legasse le vittime.

Il giorno dopo furono interrogati tutti i parenti delle vittime. E Kerr notò una cosa che non sarebbe sfuggita a nessuno. Ogni parente aveva detto che la vittima designata era cristiana. Una setta satanica, senza alcun dubbio.

Quando Kerr uscì dalla statale disse a Ben ed a Ernes, due guardie, di fare la ronda per la città, e se possibile trovare il covo dei cattivi.

Quando Ben girò l’angolo di Whitecross Street vide una figura correre velocemente lungo la strada, e portava qualcosa appresso, un corpo. Ben tirò fuori dalla fondina la pistola e corse richiamando il tizio. Non ce la fece a girare l’angolo che un lazo fatto con filo spinato lo catturò alla gola. Le spine penetravano nella carne fino all’arteria. La neve si colorò di sangue. Mentre Ben cercava di sfilare via il lazo che si stava stringendo sempre di più, il tizio sbucò da dietro l’angolo e nelle mani stringeva il polpaccio di un manichino. Ben lo guardò con occhi che stavano sanguinando. Il lazo si sciolse poco dopo e fu tirato indietro da un membro della setta appostato su un tetto.

Ernes girò l’angolo e vide il cadavere di Ben disteso sulla neve. La gola era piena di buchi e sanguinava. Ernes si girò in tempo per vedere i due tipi correre verso di lui con un fil di ferro. Il primo glielo strinse attorno al collo, il secondo tenne ferma la vittima. Ernes tentò di respirare, ma alla fine perse i contatti e sprofondò nelle tenebre.

La mattina dopo la signora Verne tornava a casa dalla sua passeggiata mattutina. Urlò talmente forte da mandare in frantumi una finestra. Sui due lampioni che circondavano la strada, i due agenti erano stati impiccati col filo spinato ed oscillavano a destra ed a sinistra, mossi dal vento.

Quando le volanti della polizia arrivarono sul posto chiusero la strada e misero il cartello all’inizio della via.  Ventine di abitanti erano giunti sul posto poco prima e non erano ancora andati via, come affascinati da quella crudeltà pazzesca. La polizia brancolava ancora nel buio, nessuno voleva mandare altri poliziotti, con il rischio di perderli. E si diventava sempre meno in Val di Non. Nessuno aveva una più pallida idea di come trovare il rifugio dei satanici e di farlo saltare in aria, cancellando ogni forma di razzismo nei confronti dei cristiani in quella città. “Serve un’idea!” disse Kerr. “Ma cosa, cosa, cosa?” si domandò. “Gli agenti sono troppo rischiosi da mandare, i cani forse, ma bisogna che siano seguiti da agenti, no no” non gli venne in mente niente, neanche nelle altre 24 ore che seguivano. Pensò a tutto, persino a far esplodere la città, ma ci sarebbero passati di mezzo degli innocenti. Niente.

Alle undici in punto Kerr uscì dalla statale. Nevicava. Kerr si mise le mani in tasca ed espirò. I suoi scarponcini lasciavano grosse impronte sul pavimento imbiancato. I lampioni a fianco della strada lanciavano nella via una luce debole, percettibile a fatica. Stava per imboccare Lake Road quando il primo lampione si fulminò e si spense. Kerr si bloccò e si guardò attorno. Gli altri lampioni fino alla fine della strada si spensero. “No” disse Kerr. In quattro e quattr’otto fu circondato da satanici. Avevano il volto ricoperto da una maschera bianca ed avevano un mantello che li nascondeva. “State indietro!” gridò Kerr. “Lode a Satana, lode a Satana, lode a Satana…” bisbigliavano i quattro tizi. Una cantilena orripilante e spaventosa. Avevano le braccia incrociate e stringevano il cerchio attorno allo sceriffo. E fu allora che Kerr pensò. “Okay, state indietro!” bisbigliò. La cantilena non cessò ed allora Kerr appoggiò la mano sulla fondina, e con grande sorpresa la trovò vuota. Si girò e vide che un satanista stringeva la rivoltella nella mano. “No” disse fra sé e sé Kerr. Si mosse a destra, fece una finta e si lanciò addosso al tipo con la pistola. Gli altri tre compagni non si lanciarono ad aiutare l’amico, ma rimasero a guardare continuando a pronunciare quelle tre parole ininterrottamente. Kerr si fece duro e tirò un pugno al nemico, che appoggiò la testa all’indietro. Kerr prese la pistola e si alzò, poi guardò attraverso il mirino, guardò con attenzione la testa del nemico, guardò come stavano reagendo gli altri. Poi osservò il nemico che si stava alzando. La cantilena cessò quando lo sparo attraversò l’aria ed uccise il satanico, che ricadde con la testa sulla neve. Kerr si voltò. I satanici lo guardavano. Kerr si fece largo tra loro e scappò verso casa sua. Salì i gradini del portico ed aprì la porta, poi salì al piano di sopra, dove dormiva la moglie. “Ehi, Giulia, svegliati!” la moglie aprì gli occhi e si girò verso di lui. “Cosa c’è?” disse lei. “Andiamo, sono qua” “Ma chi?”. Kerr la prese per il polso e la strattonò, poi scesero giù per le scale. “Barrico la porta” disse Kerr. Giulia andò alla finestra e spostò le tendine. Un corteo di satanici stava percorrendo il vialetto. Il gruppo era comandato da un tizio con un mantello rosso con una croce rovesciata sui fianchi. Stringeva nelle mani una lanterna, ove al vertice c’era una statua raffigurante Cristo in fiamme. “Mio Dio” disse la moglie. “Ti aiuto!” Insieme alzarono un mobile e lo piazzarono contro la finestra.  Intanto il corteo infernale avanzava. I due malvagi in fondo alla fila cominciarono a lanciare molotov contro le abitazioni. Nel frattempo tra la folla si levò la cantilena, stavolta ripetuta più velocemente. Camminavano lentamente, lasciando dietro di sé edifici ed abitazioni in fiamme. L’ultimo spiraglio da cui passava la luce della casa di Kerr fu usato come oblò. Giulia osservava fuori.. Dietro di loro ventine di persone bruciate si riversavano in strada e cadevano a terra, rotolandosi sui fianchi. Il corteo si fermò davanti alla casa di Kerr, o almeno solo il capo gruppo e altri due malvagi. Il capo gruppo alzò la testa e sollevò sempre di più la torcia. Una fiammata illuminò la strada. I due satanici si avvicinarono alla casa con delle accette in mano. “Sono davanti alla casa!!!” strillò Giulia. Kerr guardò la porta, barricata con due armadi. La lama dell’accetta perforò il legno oltre per oltre. La porta andò in frantumi. Il primo buttò a terra l’armadio ed il secondo lo aiutò. I mobili caddero sul pavimento con un tonfo sordo. “Andiamo di sopra” esclamò Kerr e lasciò che la moglie corresse su per i gradini. “Chiuditi in camera” aggiunse. “E tu?” Kerr la guardò e deglutì. La moglie capì ed accelerò il passo. I satanici entrarono, con le accette nella mano. Kerr prese un soprammobile di marmo dal comodino. “Avanti, avanti!” gridò. I satanici intonarono la cantilena. “No, basta!” gridò Kerr. Alzò il braccio e lanciò il soprammobile. Mancato. Due molotov entrarono nella casa attraverso la finestra ed appiccarono un fuoco al tappeto. I due satanici si bloccarono, accerchiati dal fuoco. Kerr rise. Corse in cucina, dove prese dell’olio, poi tornò in salotto, ove i malvagi tentavano di scappare dal fuoco. “Hasta luego!” disse e lanciò la bottiglia d’olio. La fiamma avvampò e divorò la tappezzeria del tetto. I due si agitarono. Il primo alzò la gamba destra e tentò di scavalcare la fiamma, ma c’era troppo fuoco tra lui e la salvezza. Il secondo cominciò a sbattere la testa contro il muro, urlando e dibattendosi. I quadri appesi di Kerr e Giulia si staccarono dal muro e furono divorati dalle fiamme. Kerr rimase a guardare i due corpi che bruciavano ininterrottamente, lanciando grida laceranti. “Giulia!” disse Kerr. Si voltò e corse su per le scale. Arrivato in camera fu sorpreso di non trovare la moglie, ma ancora più sorpreso quando scoprì che il braccialetto che aveva appoggiato sul comodino era sparito. “Giulia!!!” sbraitò Kerr guardandosi attorno. Le fiamme raggiunsero il secondo piano velocemente e fecero staccare l’intonaco dai muri. Le scale cedettero sotto la furia ceca del fuoco. Kerr notò la finestra frantumata. Giulia era stata rapita! Con uno sforzo sovrumano Kerr si lanciò giù dalla finestra del secondo piano, rotolò sul portico e scivolò a terra. Si voltò. Le fiamme raggiunsero i fornelli ed avvolsero il contenitore del gas. L’esplosione fece staccare il tetto dall’edificio. Le finestre andarono in frantumi, lanciando come missili schegge di vetro. Il divano volò a terra ed atterrò con un tonfo sordo. Kerr si alzò in tempo, giusto per vedere l’auto in fiamme. “Noooo!” gridò. Un esplosione fortissima lo scaraventò a terra. Stava perdendo i sensi. Prima di chiudere gli occhi vide quattro satanici attraversare il prato e chinarsi di fronte a lui. Poi chiuse gli occhi…

Si risvegliò incatenato ad una croce fatta col granturco. Si trovava in una grande sala, probabilmente sottoterra. Mise a fuoco tutto, poi notò anche Giulia, appesa al crocifisso di fronte al suo. “Giulia!” gridò. La moglie aprì gli occhi e lo guardò. “Che ci facciamo qui?” disse lei. “Ci hanno rapito, credo” rispose Kerr. “Aiuto! Aiuto!” sbraitò la moglie. “Non serve, la stanza è insonorizzata” ribatté il marito. Giulia abbassò il capo proprio nel momento che entrarono i satanici. La moglie guardò. A capo di tutto c’era sempre quello con la torcia tra le mani. La cantilena venne intonata ancora “Lode a Satana…”

I due malvagi a fianco del capo avevano un pugnale seghettato stretto tra le mani. “Ci vogliono sacrificare!” esclamò Giulia. “Già! Dobbiamo trovare un modo per fuggire!”. Il gruppo si avvicinava sempre di più. Si fermarono appena di fronte ai due. La cantilena cessò di colpo ed un satanico cominciò a girare una manovella. I crocifissi si rovesciarono e furono adagiati sul terreno, in orizzontale. Kerr notò che aveva i piedi liberi. Appena il satanico alzò il pugnale verso di lui il vice sceriffo sbucò dall’ombra e saltò addosso al malefico che cadde a terra. “Bob, che ci fai qui?” sbraitò Kerr. “A dopo le domande” rispose. Bob sciolse le catene che avvolgevano i polsi di Kerr e lo liberò. “Libera Giulia” esclamò Kerr. “Che Dio ti benedica” disse Giulia dopo essere stata liberata. Il capo gruppo si lanciò su Bob e tentò di strozzarlo. “Kerr… aiuto!” Kerr prese dalla fondina la pistola e mirò in testa al capo gruppo. Sparò. Bob cadde a terra. Il capo gruppo barcollò e cadde all’indietro. Bob si alzò e corse verso i due. “Grazie!” “Sono in debito!” rispose Kerr. Tutti i satanici uscirono dalla stanza di corsa. Kerr sparò qualche colpo di avvertimento. Quando la sala fu sgombra Kerr disse: “Vediamo chi è questo razzista”. Kerr si avvicinò e si chinò verso il cadavere ed appoggiò la mano sul cappuccio e lo tirò. “No, non è possibile!” La faccia di Jerry era stata consumata dal proiettile. “Ma è stata la prima vittima!” “No, il suo fratellino Sam è stato il primo!” ribatté Bob. Kerr si voltò verso di lui. “E tu come lo sai?” “Secondo te?”. Bob mise la mano in tasca e prese un pugnale, sul quale manico c’era la scritta AY. “Ma porco diavolo!” sbraitò Kerr. “Sei uno di loro!” “Già!” rispose lui. Giulia lo guardò ed a passi veloci tentò di andare da Kerr, ma Bob la prese per il braccio e la tirò verso di lui, poi le puntò il pugnale alla gola, punzecchiandola. “Okay, raggiungiamo un accordo!” disse Kerr. “No!” gridò lui. “Allora, il vecchio Jerry è il capo, ma quello che è morto e’ il suo gemellino Sam!” “Questo spiega il tuo marcio umorismo” ribatté Kerr. “Già, io li odio questi” “Ma perché?” “Non sono affari tuoi!” rispose Bob. “Io lodo il grande Lucifero, lo amo, lo venero e come tutti quelli della confraternita sacrifico le mie prede a lui!” Giulia piangeva, ma non osava dibattersi. “E adesso cosa hai intenzione di fare?” domandò Kerr. “Voglio assumere il controllo della banda, uccidendovi e conquistando la stima degli altri!” rispose sorridendo. “Ma hai ucciso il tuo capo!” ribatté Kerr. “Per avere via libera al comando, e non sono il primo ad averlo fatto!” esclamò Bob. Giulia reagì e tirò una gomitata nel petto a Bob, che la lasciò andare. Giulia corse verso Kerr e si rifugiò dietro di lui. Bob tornò a guardare avanti e gridò “Bastarda!!!” Kerr ne approfittò e prese la pistola, la alzò e puntò Bob, che lo guardava con occhi magnetici. Il cuore batteva forte in Kerr, stava per uccidere uno dei suoi più preziosi aiutanti, ma anche una macchina di morte. Alla fine smise di pensare e premette il grilletto. Bob cadde a terra, sbattendo violentemente la testa contro il pavimento. Kerr rimise a posto la pistola e si chinò verso il corpo sanguinante. “Vai al diavolo!”

Una pistola fu puntata contro la sua testa. Una pistola. Lui si girò di colpo, prendendo l’arma per la canna, spingendo a terra l’aggressore. Era un satanico, aveva il cappuccio rosso in testa ed il mantello viola che correva giù per il dorso. Una croce rovesciata pendeva sotto forma di collana dal suo collo. Kerr saltò addosso al bersaglio. Il nemico alzò le mani e prese dalla manica un coltellino svizzero ed infilzò il dorso di Kerr che urlò e rotolò di fianco. Il malvagio si alzò e puntò la pistola verso Kerr che strisciò fino alla croce distesa, la croce che lo vedeva incatenato fino a venti minuti fa. Il satanico percorreva la sala a passi veloci, con la pistola in mano, e nell’altra il pugnale. Kerr guardò il nemico, cercò di pensare chi si nascondeva dietro quel cappuccio. Una mano fa cadere il pugnale, l’altra getta a terra la pistola, la prima si appoggia sul cappuccio e stringe la punta, poi tira e si scopre il volto di una donna sposata, una traditrice. Una donna che Kerr aveva amato fin dal primo momento e che ora vedeva con un cappuccio da membro del Ku Klux Klan. “No!” bisbigliò Kerr. “Noooooo!”  Giulia sorrise, con quelle labbra da illusionista, quelle labbra che ti abbagliano. “Ora tocca a te, caro!” disse lei. “Sì, ma dopo di te!” esclamò Kerr. Il sorriso di Giulia si spense nel momento stesso in cui Kerr tirò fuori dalla tasca un telecomando. Lo mostrò attentamente a Giulia, facendolo oscillare davanti a lei. “Sì, ma dopo di te!”.  Premette il tasto velocemente, prima che Giulia potesse sparargli. Giulia si tolse il mantello e vide, incastrato sulla stoffa della vestaglia, un microchip. “Bastardo!” gridò lei. Lui sorrise e buttò il capo all’indietro. Successe tutto nel giro di due minuti, ed un’ora dopo tutto era tornato alla normalità. L’esplosione del microchip aveva mandato in frantumi l’intero covo, facendo esplodere anche il palazzo su cui sorgeva. Era finita, una grande scia di sacrifici si era conclusa in un mare di sangue. Decine e decine di morti trovati sotto le macerie. Giulia fu la prima ad essere trovata. Su tutto il corpo riportava ferite molto profonde. Ed al braccio aveva stretto un braccialetto, riportante la scritta in maiuscolo AY. Ed un numero, due cifre: 56…

Maria Cristina Detoni per Francesco Berliavaz, Trieste (Italy)

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