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L'inizio

Nel mezzo del cammin di nostra vita,
mi ritrovai in una boscaglia scura,
che la diritta via era smarrita.

Esta selva, che il sol lavor era terrorizzar,
a me fece di più
i capelli dalla paura mi fece rizzar.

Mi volsi a retro a rimirar la grotta
E pensai a Beatrice
ma ero rassicurato, lei ormai era morta.

Poi un ruggito mi vece voltar
E dietro a me vi stava un lupo,
che sarebbe morto dalla voglia di potermi azzannar.

Di carne ed ossa si stava ingozzando,
poi corsi via per la stradina,
mentre lui, ancora impegnato stava mangiando.

Corsi avanti, fino alla collina,
ove, investita da un sole accecante,
vi stava risplendente la montagna divina.


Poi un’ombra si fermò dinanzi,
ma la ritrovai innocua e dolce,
che per niente mi facea paura, anzi.

Poi la figura parlò urlando
“Io son Virgilio, la tua guida,
ora per l’Oltretomba ce ne andremo passeggiando.

“E Dante, tu sarai il mio allievo”
“Non sperar che l’Inferno sia cosa innocua,
e quando ne usciremo, potrai tirare un sospiro di sollievo”

“Non aver paura dell’aldilà!”
Mi disse rassicurando,
“E vedo che nella mente ti tranquillizzi già!”

Poi mi prese per mano e muovemmo il primo passo,
tristemente pronti a,
per l’Inferno, andare a spasso.

E come Virgilio la tranquillità trasporta,
io trascinavo la paura,
ci ritrovammo  dinanzi una porta.

“Dante, abbandona qui i tuoi sospetti,
ed abbandona anche le paure,
perché stiamo per entrar  nel mondo degli inetti”.

“Dinanzi a me, non v’erano cose create,
e state sicuri, io durerò in eterno,
lasciate ogne speranza voi ch’entrate”

Queste parole lessi sul suo sommo,
e le viltà accorsero di nuovo,
tanto che mi sparì velocemente il sonno.

Poi la porta s’aprì scricchiolando,
ed il terreno sotto di noi sparì,
e per l’Inferno scendemmo precipitando.

Mi svegliai sulle rive d’Acheronte,
“Qui vi sta il demonio più vecchio,
ovvero il burbero traghettator Caronte.

Dell’inferno quello era il primo rio,
che scorre impetuoso nella gola degli Inferi,
un posto che non vide mai nessun dio.

Poi Caronte si fece avanti,
con la sua navetta a remi,
si accostò a noi davanti.

Si ormeggiò e si attraccò alla riva,
“Dannati, venite a me,
qui subirete ogni forma di tortura primitiva!”

Poi v’eran anche quei che all’Inferno andar non volevano,
ma Caronte li scopriva sempre,
e li pestae a colpi di remo.

E così un carco di  dannati,
in fretta e furia si lancia sulla barca,
dagli umili schiavi, ai famosi magnati.

“Saliamo, così comincia la fatale andata!”
Anche s’io preferii un fatale ritorno,
salii per primo sulla barca dannata.

Poi Caronte vide me e cominciò a gridare,
“Vattene, tu che sei vivo!”
Poi Virgilio a sua volta “Vecchio, smettila di urlare!”

E così scoppiò il rumore,
in una discussione assai animata,
da cui Virgilio uscì vincitore.

“Se è qui questo uomo fiorentino,
ascoltami Caronte,
è sicuramente per voler divino!”

A quelle parole il vecchio si zittì,
silenzioso ci fece salir
ed a razzo la barcona partì.

Maria Cristina Detoni per Francesco Berliavaz, Trieste (Italy)

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